mercoledì 7 giugno 2006

A-B-C selfcomics

in questi giorni ho finito un fotofumetto per i tipi (luca&luca) di selfcomics. lo trovate qui. ne parlo qua perché l'ho realizzato ispirandomi direttamente ad A-B-C. e chiedo scusa a luca genovese... ti ho mentito per mesi. fingendo di stare lavorando a un qualcosa di disegnato. grazie per aver ospitato comunque un fotofumetto fra i fumetti.

43 considerazioni:

Niccolò ha detto...

OH!
Ma questa bellissima foto non la commenta nessuno?
Ma siete diventati scemi?
E' troppo bella, complimenti Frà!
Sveglia gente!

ausonia ha detto...

nicco, grazie. è lincata. la puoi commentare su garbagelive...

Niccolò ha detto...

Eh, bhè...... ditele prima le cose cavolo!
Cmq qui la gente si deve svegliare, me compreso.
Ciao Frà!

bombo! ha detto...

ciao ausonia, grazie della visita al mio blog e del complimento. anche io devo farti i complimenti sia per il fotofumetto che per ABC...

Mastro Pagliaro ha detto...

Niccolò sveglia!!!!
:-)

ausonia ha detto...

bombo, disegna cose semplicemente deliziose, invito ad andare sul suo blog.

Buk.kame ha detto...

...una bugia a fin di bene!
è stato un piacere ospitare il tuo
fotofumetto.
presto metteremo online il pdf.

baci

Nomad ha detto...

Ausonia hai linkato il mio sito. Grazie di cuore.

ausonia ha detto...

grazie ragazzi, com'è andata al crack?

bombo! ha detto...

ausonia ma sei gentilissimo!!!

ausonia ha detto...

sono sincero, bombo. mi piace tanto quello che fai. :)

Nomad ha detto...

Oddio, adesso chi lo tiene più il nostro bombo. Già è alto di suo, ma di questo passo me lo fate camminare a 6 metri da terra (ebbene si, lo ammetto: sono invidioso perchè non so tenere la matita in mano) :-)

ausonia ha detto...

dai, nomad se fossimo tutti disegnatori... allora sì, che sarebbe un mondo orribile! :D

tre - | ...| ha detto...

soprattutto sarebbe orribile se tutti disegnassimo come nomad!:))))) ecco, mo' mi manda un virus!
questa foto e' molto bella, anche se devo ammettere che ti preferisco quando disegni....e ancora di piu' quando dipingi.

Nomad ha detto...

Tre
Che hai contro i omini che abbelliscono e valorizzano le nostre performance francesi? :-D

ausonia ha detto...

accidenti tre, che complimento! grazie. però comincio ad essere affascinato dalla realtà. la realtà è un viaggio pericoloso e affascinante. la fotografia ti consente di soffermarti sulle cose più "scontate" e renderle scontate davvero. e questo... cavolo, mi mette i brividi.

Alina Chau ha detto...

Your artworks are beauitufl!! love the comic pages!

emo ha detto...

@ausonia> quale realtà? la realtà che ti circonda è non-contenibile, ma solo filtrabile e reinterpretabile, plasmabile . e io sono convinto che tu abbia uno sguardo raro nel rielaborarla e restituircela.
E' la tua realtà? O diventa nostra? Esiste davvero?

ausonia ha detto...

thanks alina.

emo, ti ringrazio, ma in questi giorni stavo pensando proprio a una cosa che mi ha detto andrea barbieri sul blog di igort, andrea diceva una cosa simile alla tua... e... non so. forse dovrei avere il coraggio di lasciare le foto come sono. voglio dire... senza trasformarle in immagini pittoriche. avere il coraggio di lasciare la realtà così com'è. lo so, è spaventosa come cosa, ma trovo affascinante lavorare su il perché questa cosa mi spaventerebbe così tanto... mmh... è difficile spiegare.

ausonia ha detto...

ecco mettiamola così, visto che sta diventando una mia fissa: perché abbiamo così tanta paura dell'estetica della realtà. io, col disegno racconto la realtà da quando sono bambino. e il mio racconto è per forza di cose una rielaborazione. tanto che andando in giro... la realtà "oggettiva", e intendo quella che mi restituiscono i miei occhi, negli anni sta diventando sempre più simile alla mia visione. ti faccio un esempio, quando con linda e martina stavo scattando le foto a quello stormo di bambine rosa... appena le ho viste, ho esclamato, "quelle bambine sono morte!" i miei occhi le hanno percepite subito come elementi del racconto che avevo in testa. ora, detto così sembra una cosa che ha del patologico, in realtà è un meccanismo abbastanza normale. un musicista probabilmente percepisce il reale rumore del traffico come una melodia...
fatto sta, che a forza di rielaborarla, la realtà... ho finito quasi per dimenticarmela. e vorrei provare a rivedere com'è. ecco.

Alexiev ha detto...

Guau... me dio un poco de impresión... la imagen...

Muy buenos los trabajos de historieta (comic) me gusta el trazo y la cromatica como viejo...

Muy buen laburo... disfrute de tu Blog...

Saludos desde Buenos Aires...

emo ha detto...

@ausonia> "forse dovrei avere il coraggio di lasciare le foto come sono. voglio dire... senza trasformarle in immagini pittoriche. avere il coraggio di lasciare la realtà così com'è"
nel momento in cui fissi la realtà attraverso un obiettivo, la stai scegliendo, sezionando, interpretando.
Non è più - e mai potrà essere - la realtà di partenza.
E' diventata il tuo mondo, la tua lettura del visibile (che mi piace di più - come termine - di realtà, davvero troppo aleatorio).
A mio avviso è come se lasciassi un fumetto a livello di lay-out/bozzetto: sarebbe una scelta come tante possibili, ma il risultato sarebbe comunque incompleto. Suggestivo, forse, ma incompleto.

"perché abbiamo così tanta paura dell'estetica della realtà."

io personalmente non ne ho paura, semplicemente il visibile - a mio avviso - non è contenibile e nel momento in cui ci si illude di "fissarlo" su carta/mente/retina/lastra è già diventato altro, un qualcosa che non c'è se non in una forma di sguardo: la realtà sguardata, se esistesse un verbo come "sguardare" declinabile anche nella forma riflessiva.

"io, col disegno racconto la realtà da quando sono bambino. e il mio racconto è per forza di cose una rielaborazione. tanto che andando in giro... la realtà "oggettiva", e intendo quella che mi restituiscono i miei occhi, negli anni sta diventando sempre più simile alla mia visione."

nel mio piccolo (estremamente piccolo: mi sento un feto come sceneggiatore) ti capisco e condivido: niente di patologico, solamente un approccio necessario (ricordi che commentai così un brano di "A-B-C"? ;)

Scusate la lunghezza.

ausonia ha detto...

quello che scrivi emo è davvero molto interessante. non ti preoccupare della lunghezza, mi dai modo di puntualizzare.

è vero quello che dici sulla inevitabilità nell'interpretazione della "lettura del visibile". per "lasciare la realtà così com'è" infatti, intendevo semplicemente provare a interpretarla il meno possibile... molti scatti fotografici che ho fatto su questo fotofumetto ad esempio, li ho ottenuti senza guardare nell'obiettivo. sono scatti casuali su un soggetto che mi interessava. ma la composizione, e quindi se vuoi "il senso dell'estetica", l'ho lasciato al caso... intendevo proprio il tuo concetto si "sguardare".

"A mio avviso è come se lasciassi un fumetto a livello di lay-out/bozzetto: sarebbe una scelta come tante possibili, ma il risultato sarebbe comunque incompleto. Suggestivo, forse, ma incompleto."

ma è proprio quello che sto provando a fare con A-B-C! :)
che verrà pubblicato così come lo sto postando. senza farne un clean-up, senza chine e senza colori. giusto uno sketch. e mi sembra interessante lasciare una parte di rielaborazione al lettore...

phc ha detto...

interessantissimo commento di emo e relativa risposta...
intanto mi chiedo....ausonia, non è che poco poco sei un marziano ??? troppo bravo per essere del pianeta terra....

ausonia ha detto...

grazie phc :)

Nomad ha detto...

E' di certo una banalità, ma penso che qualsiasi cosa tu faccia, sarà sempre il risultato della TUA lettura del visibile (e in questo concordo totalmente con emo), ma c'è un lato invisibile della realtà (se di realtà si può parlare). L'artista lo percepisce e lo trasferisce sul mezzo che ha scelto per esprimersi, lo fonde con la sua lettura del visisbile (mi piace proprio questo termine), e ci fornisce una visione inedita, una chiave interpretativa nuova di ciò in cui siamo immersi e che ci ostiniamo a chiamare realtà. Può non piacerci questa chiave, possiamo condividerla, ma senza dubbio ci dà l'accesso a nuove sentieri, a nuove ricerche di significato. Credo che il lavoro di Ausonia faccia esattamente questo.

emo ha detto...

concordo totalmente con nomad e aggiungo: anche il "caso" con cui hai fissato un frammento della realtà che ti circonda ha ben poco di casuale... ;)

Nomad ha detto...

Devo anche fare un paio di considerazioni su questo argomento (che mi pare si avvicini a quello recentemente dibattuto sul blog di Igort): io mi sento totalmente inadeguato a parlare di queste cose, mi mancano le parole per andare più a fondo, per approfondire, sviscerare, o anche solo argomentare. Da qui si passa alla seconda considerazione: Sento molto forte la mancanza di un linguaggio critico che si occupi di fumetto. Finora (e ancora chissà per quanto), siamo costretti a leggere recensioni o saggi che mutuano il linguaggio cinematografico e non riescono a descriverci l'essenza dell'opera in oggetto o del linguaggio fumetto in generale. Questo penso che il fumetto lo stia pagando caro, in termini di crescita ed emancipazione.

ausonia ha detto...

maledizione... se cominciassi a credere fermamente in ciò che dite... finirei inevitabilmente per montarmi la testa!:)
ogni artista, credetemi, finirebbe per farlo.

credo profondamente nel valore del ruolo che l'artista ha. è un valore imprescindibile (la mia vita non sarebbe stata niente sesenza l'arte. niente). è lontana da me l'idea di sminuirlo.

ma ho sempre frequentato artisti nella mia vita. e so che la componente della casualità ha sempre avuto una certa influenza sul prodotto artistico finito. l'errore che spesso ha fatto la critica dell'arte in genere... è stato proprio quello di considerare ponderata ogni singola "scelta" di un artista.

prendiamo l'esempio di questo fotofumetto (che comunque trovo fin troppo "patinato"). la casualità, qui, comunque, è presente eccome. non ho scelto i passanti che camminavano in strada. i loro abiti, i loro volti. i loro "atteggiamenti". non ho scelto il tempo, tanto che a un certo punto, nella sequenza alla stazione, ha cominciato a piovere e io la pioggia non la volevo. era un elemento patetico che non avrei voluto. avrei voluto un sole più bianco e freddo. ma non c'era.
e tutti questi elementi casuali, hanno strutturato in parte la mia opera. e su questi elementi, non avevo nessun controllo. anche la sequenza delle bambine vestite di rosa, come ho già scritto da qualche parte, deriva dal caso. la mia idea per mostrare il concetto di omologazione, era quella di fotografare le barbie con cui giocava la protagonista da bambina. ma mi sono trovato davanti trenta minorenni identiche e questo era più potente di qualsiasi altra metafora che avessi potuto immaginare.
intendo questo quando parlo di realtà. della vita reale che sceglie per te.

credo che la cosa FONDAMENTALE che dovrebbe SCEGLIERE l'artista sia solo "cosa voler raccontare". e avere le idee molto chiare su questo. DAVVERO MOLTO CHIARE. altrimenti si rischia il qualunquismo nell'arte. e visto che sono un artista politico, questa casualità di contenuto, proprio non me la posso permettere. ma se si hanno le idee chiare sull'argomento che si vuol trattare poi, si possono anche cercare elementi visivi utili al nostro racconto fuori dalla nostra sensibilità e dalla nostra visione. e la casualità che è insità nel reale è lì che chiede solo di essere usata.

emo ha detto...

@ausonia> "intendo questo quando parlo di realtà. della vita reale che sceglie per te."

la vita non sceglie per me, io scelgo.
tu hai scelto fra le varie forme possibili di visibile: tu hai scelto quelle bambine, potevi scegliere altro attorno a te, ma hai scelto quelle.
E poi hai anche scelto come rendere sequenziale ciò che era senza soluzione di continuità.
L'hai prima frammentato e poi l'hai ricostruito.
Hai visto e hai operato delle scelte.

Domanda: cosa intendi per "artista politico"?

ausonia ha detto...

emo secondo me stiamo parlando della stessa cosa. però partendo da angolazioni diverse. mettiamola così: io ho scelto mille cose. è vero. ho rimontato, ho messo in sequenza... e altro ancora. verissimo. ma cosa? immagini, quelle delle bambine (in questo caso), che ho rubato alla realtà. non sono frutto della mia immaginazione. né della mia sensibilità. le ho rubate alla realtà. ru-ba-te.

artista politico. le mie storie sono storie di denuncia. il mio pinocchio è una storia sulla schiavitù. A-B-C alla fine presenterà la mia visione sulle religioni monoteistiche. e così via... ogni mia storia prende posizione su qualcosa. si può non essere d'accordo con la mie idee, ma è utile che una "posizione" ci spinga alla riflessione. l'arte, in altri termini, personalmente non mi interessa. ci sono già ottimi artisti che fanno ottimo intrattenimento. io mi sono sempre occupato di altre cose. mi interessa questo. mi interessa la provocazione. non fine a se stessa. ho letto 1984 di orwell (giusto per fare un esempio) a 14 anni, mi ha provocato reazioni. mi ha cambiato. e fin da ragazzino ho cercato e mi sono appassionato all'arte che usava metafore per parlarmi in modo nuovo di cose che già sapevo...

ausonia ha detto...

ho riletto adesso il post di nomad. lo avevo letto un po' velocemente. pardon. e mi sembra interessantissimo. quando parla del lato invisibile della realtà che un artista invece vede benissimo e cerca di enfatizzarlo per restituirlo agli altri. magnifica spiegazione.

Nomad ha detto...

Troppo buono Ausonia, grazie di cuore.
Non so se ho capito bene il tuo discorso sull'arte che non ti interessa. L'arte non è esattamente come tu descrivi il tuo lavoro? Non è forse sempre provocatoria? Perchè provoca sensazioni, riflessioni, reazioni. Sì, l'arte può essere anche intrattenimento, ma è Arte quando concilia questo con la provocazione. Ho sempre discriminato in questo modo le opere, nella mia personale concezione di arte.

ausonia ha detto...

anch'io nomad. ho sempre scelto in base a questo.

ma non posso dire cosa sia arte e cosa no...

quindi mi fermo alle mie necessità e alle mie esigenze. e io voglio questo.

bananos ha detto...

fra,
grazie per la visita e per le parole di apprezzamento,sai?
è un periodo strano e tra ricorrenze di parenti passati a miglior vita e lavoro incessante su pc usati da colleghi maldestri non trovo il tempo per i contatti.......ma sono sempre qui e ti leggo spesso.
un abbraccio.

ausonia ha detto...

oh, bananos, lo sai che qualche notte fa ti ho sognato? troppo divertente, eri esattamente come nel tuo avatar! avevi una camicia a fiori e un cane enorme al guinzaglio che detestavi... aspettavi una specie di traghetto che era in ritardo... io ti chiedevo "ma di chi è questo cane?" e mi rispondevi che non era di nessuno, che lo dovevi riportare dalle sue amiche balene... assurdo:)

Nomad ha detto...

Ausonia ora capisco perchè dormi poco :-D

bananos ha detto...

bhè,camicie a havaiane nella mia vita ne ho avute tante,originali,ora purtroppo ne è rimasta una sola.c'ho pure un cane grosso,un boxer,ma non lo detesto,povera bestiola....ma non è che mi sei un pò medium??

ausonia ha detto...

eh! eh! c'è chi dice di sì...

Scarecrow ha detto...

che faccia...
che non ha
begli occhi le donano un monte
sogni di sale e di treni

topo modesto ha detto...

Grazie per la visita e per i complimenti. Anch'io sono arrivata da te passando da kiakkio. Mi piace moltissimo la sintesi a cui sei arrivato in A-B-C, ma anche i "non-luoghi".

Anonimo ha detto...

in realtà è già tutto fuori.
perfetto e folle.
io credo che noi insetti umani non siamo in grado di reagire alla immensità della illusione reale.
sikke' soggetti piu' sensibili (deboli e/o malati) ogni qual volta si trovano ad affrontare il reale, hanno bisogno di rinkiudersi in un luogo sicuro per rielaborare cio' che appena hanno vissuto.
sperando di trarne un senso.
illudendosi che ci sia.
sentendosi finalmente al controllo di qualcosa.
come dopo un forte trauma.
indagine insomma,
i topi che studiano il' laboratorio.
ignorando l'esistenza di tutto il resto.
la natura non e' forse arte? nella pelle degli elefanti non si trova la matericità di bacon?
e i manufatti umani? i tubi-cavi-valvole a vapore-
le strade non sono piene di capolavori alla pollok?
quello che l'arte ci dice ,nella nostra lenta e imbarazzante evoluzione e' proprio che abbiamo bisogno di strumenti per poter codificare la complessa casualita' dell'insieme.
proprio come dicevi tu
tutti vedono delle bambine (e magari non ci fanno neanke caso) tu vedi delle meravigliose ingenue anime morte.
morale della favola.
tutti dovrebbero essere artisti
per poter stupirsi e godersi la vita.
almeno fino al prossimo step evolutivo dove non avremo piu' bisogno di sublimare ma solo di essere.
se mai ci sarà.

dall'obitorio di singapore
Prof.Aka Butcher

Anonimo ha detto...

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