CLAUSURA #1
domani trasloco per qualche mese a casa di alessio (dual) d'uva. l'idea è semplice semplice: rinchiudermi in una prigione per disintossicarmi dal mondo. sì sì, dal mondo. credo di averne fatta indigestione, ultimamente. il fatto è che è buono, il mondo. molto buono. buonissimo. ma... mi fa male la pancia. sì. questo 2008 inizierà così, con una sorta di purga. dovuta e necessaria. trascorrerò le mie giornate in solitudine cercando di riallacciare i fili ingarbugliati di diverse cose. perché così disorientato... erano anni che non mi ci sentivo. disorientato. ecco. disperso. con tante cose da fare e la testa confusa e non so bene cosa... frammentata. e ci sono cose che reputo troppo importanti per portarle a termine senza la dovuta concentrazione e serenità d'animo. già. unica finestra aperta: questo blog, che continuerò ad aggiornare. per il resto... conteranno solo le cose che voglio fare. i miei libri. punto. buon anno... e ci sentiamo presto.***
È ORA...
sì. è proprio ora di cambiare macchina. ammetto di essere molto affezionato al mio emac... ed è anche per questo che fino ad oggi non ho mai voluto prenderne uno nuovo. ha visto nascere e svilupparsi al suo interno tutti i miei libri e diverse altre cose. è stato in tante case, mi ha seguito per quattro anni. ma adesso è ora di mandarlo in pensione. povero. ci sono stati periodi in cui ha funzionato esattamente come terzo emisfero del mio cervello. e lo considero tale. a differenza degli altri due emisferi non mi ha mai giocato brutti scherzi, non mi ha mai tradito. il mio emac è stato la parte più buona e operosa e diligente e lineare e rispettosa e gentile e paziente e educata e musicale e pulita e silenziosa e confortante e stabile e presente e tollerante di me stesso. ma adesso comincia ad avere i suoi acciacchi. comincia ad essere stanco e mi chiede quotidianamente di staccarsi da me e da tutte le violenze alle quali l'ho sottoposto per anni. e se gli altri due emisferi, non li posso cambiare o implementare... questa sì. lui, sì. e il suo successore sarà, inevitabilmente, questo imac da 24".***
DISGUSTO
come un bavaglio passe-partout ultrachic
DISGUSTO
come un bavaglio passe-partout ultrachic
qui le giornate trascorrono abbastanza lentamente. scrivo poco. disegno poco. penso. penso. penso. mi è capitato fra le mani il numero di gennaio di "velvet" di repubblica.???
te lo fanno pure pagare. 290 pagine di pubblicità. e un'altra decina di pubblicità camuffate da articoletto.
"VELVET presenta l'ultimo accessorio di culto: IL NEOCOLLIER - come un bavaglio passe-partout ULTRACHIC - più scenografico dei diamanti. meno impegnativo delle perle. da solo cambia ogni abito."
e questo è solo il titolo.
poi inizia l'articoletto:
"karl 'kaiser' lagerfeld ne sa una più del diavolo: quest'inverno, sulla passerella di chanel, ha ribadito che basta un solo accessorio, giocato con scenografia e irriverenza, per cambiare qualsiasi completo. per questo ha creato una collana BAVAGLINO di plexiglass. [...] il suo segreto? stupire con l'effetto design."
mmh. dovreste vedere le foto. un bavaglino come quelli dei bambini... ma per signore. casomai lo sperma di un pompino macchiasse la camicetta lagerfeld. ovvio.
ma ora io penso... e penso, penso, penso... ma il gruppo editoriale l'espresso, con "xl", questo tristissimo "velvet" e altre stronzate simili, che cazzo di società ha in testa? e in che cazzo di direzione gli preme di spingerla?
***
PINOCCHIO
PINOCCHIO
sul sito uBC una recensione di pinocchio a cura di m. galea."Ho sempre adorato la storia di
Così, quando a Lucca ho visto questo cartonato dal nome
L'altro giorno la serata giusta è arrivata. L'ho letto tutto d'un fiato, restando senza fiato, con la gola un po' rauca e secca. E dopo aver messo giù l'albo ci ho messo due ore prima di riuscire ad addormentarmi. E in quelle due ore ho a lungo pensato a questa recensione, a come trasmettere quel che c'è in questo Pinocchio. A come parlare di un fumetto difficile.
E la prima persona mi è parsa l'unica maniera. Ecco quindi questo lungo preambolo. Ed ecco quindi le mie riflessioni."
la trovate per intero QUI
***
X-OFF + CHRISTOPHE = 2
e la propaganda
X-OFF + CHRISTOPHE = 2
e la propaganda
"X-Off, occhiali da sole nel buio, tiene la telecamera in mano come fosse un'arma".sul numero di dicembre di "rolling stone" (lo so, ne compro un po' troppi di questi magazine del cazzo, ma vi giuro lo faccio solo a scopo documentativo. antropologia culturale, insomma) avevo letto un articolo su questo regista innovativo. distrattamente, lo ammetto. un po' così, in treno, fra un panorama di centrali elettriche e un altro di... centrali elettriche. e poi del porno non me ne è mai fregato nulla. poi qualche giorno dopo mi chiama akab e mi spiega che fine ha fatto christophe, il mio amico regista belga preferito, è a barcellona e gira film porno. a suo modo è diventato, con soli due o tre film all'attivo, una sorta di regista cult...
breve nota biografica: non ricordo bene in che anno (forse erano i primi del duemila, o forse gli ultimi anni novanta) mi trovavo a milano. lavoravamo su un corto con dei pupazzi animati, io, akab, claus, tatjana... e christophe. e ricordo che una sera, all'entrata di pergola, un coglione mi puntò una pistola e cercò di rapinarmi. la sera del giorno dopo ero un po' confuso e con le ginocchia sbucciate e christophe per tirarmi su, mi portò in camera sua per mostrarmi una cosa. aprì un armadietto e ne tirò fuori una pila di riviste d'epoca. le teneva in mano come fossero un tesoro. le aveva avute in 'eredità' da qualche parente. ci sedemmo per terra e cominciò a sfogliarmele. si trattava del magazine tedesco "signal". ne rimasi sconvolto. talmente tanto da dimenticarmi anche della pistola di quel coglione del giorno prima. "signal" era una rivista degli anni '40. con una qualità di stampa altissima. sembrava un numero di "panorama" o de "l'espresso" o raba del genere. c'erano articoli sui tedeschi al mare in vacanza e altri sui militari tedeschi al fronte, grafici sull'avanzata in europa e pubblicità della pelikan, mercedes, agfa e wolkswagen con all'interno svastiche varie o soldati in divisa (difficilissimo trovarne alcune significative sulla rete). articoli sulle feste da ballo e altri sulle nuove tecnologie belliche, tedeschi che fanno sport, tedeschi che combattono, tedeschi che pedalano in campagna con la famiglia e altri alla guida di un carro armato della wermacht. il messaggio era ovvio: la guerra è, e sarà sempre, una costante normale nella vostra esistenza. quelle decine di numeri di "signal" erano la dimostrazione lampante di quanto i nazisti tenessero in cosiderazione l'importanza della propaganda in generale e avessero ben in mente la capacità persuasiva dell'immagine fotografica. non dimenticherò mai quella nottata a parlare delle strategie di propaganda nazista comparate a quelle (identiche) occidentali contemporanee. sì. credo che io e christophe diventammo davvero amici quella sera.
e nonostante tutto, non so perché, non riesco a fare un'associazione mentale banale, del tipo: x-off è christophe. c'è pure la sua foto. e quel tipo c'ha pure il suo tatuaggio. e nell'intervista parlava di docu-qualcosa. insomma... christophe parlava sempre di docu-qualcosa e... e ha sempre tenuto la videovcamera in mano come fosse un'arma. niente. non c'ero arrivato. fortunatamente akab mi fa: su "rolling stone" di questo mese, c'è pure un articolo su di lui.
al di là della notizia... la cosa mi ha creato un vivo senso di smarrimento. che sta succedendo ai miei neuroni? non riesco a fare più 1+1=2? una forma silenziosa di cancro? oppure albert hofmann mentiva spudoratamente nel negare qualsiasi effetto collaterale legato all'abuso di acidi?
breve nota biografica: non ricordo bene in che anno (forse erano i primi del duemila, o forse gli ultimi anni novanta) mi trovavo a milano. lavoravamo su un corto con dei pupazzi animati, io, akab, claus, tatjana... e christophe. e ricordo che una sera, all'entrata di pergola, un coglione mi puntò una pistola e cercò di rapinarmi. la sera del giorno dopo ero un po' confuso e con le ginocchia sbucciate e christophe per tirarmi su, mi portò in camera sua per mostrarmi una cosa. aprì un armadietto e ne tirò fuori una pila di riviste d'epoca. le teneva in mano come fossero un tesoro. le aveva avute in 'eredità' da qualche parente. ci sedemmo per terra e cominciò a sfogliarmele. si trattava del magazine tedesco "signal". ne rimasi sconvolto. talmente tanto da dimenticarmi anche della pistola di quel coglione del giorno prima. "signal" era una rivista degli anni '40. con una qualità di stampa altissima. sembrava un numero di "panorama" o de "l'espresso" o raba del genere. c'erano articoli sui tedeschi al mare in vacanza e altri sui militari tedeschi al fronte, grafici sull'avanzata in europa e pubblicità della pelikan, mercedes, agfa e wolkswagen con all'interno svastiche varie o soldati in divisa (difficilissimo trovarne alcune significative sulla rete). articoli sulle feste da ballo e altri sulle nuove tecnologie belliche, tedeschi che fanno sport, tedeschi che combattono, tedeschi che pedalano in campagna con la famiglia e altri alla guida di un carro armato della wermacht. il messaggio era ovvio: la guerra è, e sarà sempre, una costante normale nella vostra esistenza. quelle decine di numeri di "signal" erano la dimostrazione lampante di quanto i nazisti tenessero in cosiderazione l'importanza della propaganda in generale e avessero ben in mente la capacità persuasiva dell'immagine fotografica. non dimenticherò mai quella nottata a parlare delle strategie di propaganda nazista comparate a quelle (identiche) occidentali contemporanee. sì. credo che io e christophe diventammo davvero amici quella sera.e nonostante tutto, non so perché, non riesco a fare un'associazione mentale banale, del tipo: x-off è christophe. c'è pure la sua foto. e quel tipo c'ha pure il suo tatuaggio. e nell'intervista parlava di docu-qualcosa. insomma... christophe parlava sempre di docu-qualcosa e... e ha sempre tenuto la videovcamera in mano come fosse un'arma. niente. non c'ero arrivato. fortunatamente akab mi fa: su "rolling stone" di questo mese, c'è pure un articolo su di lui.
al di là della notizia... la cosa mi ha creato un vivo senso di smarrimento. che sta succedendo ai miei neuroni? non riesco a fare più 1+1=2? una forma silenziosa di cancro? oppure albert hofmann mentiva spudoratamente nel negare qualsiasi effetto collaterale legato all'abuso di acidi?







