mercoledì 23 luglio 2008

TRE COSE...

flaws sembra che uscirà su specchio+ dopo l'estate. sembra. continui ritardi su ritardi. ma la cosa fondamentale è che uscirà per lucca raccolto per la leopoldo bloom nella collana drosophila melanogaster (quella di beauty industries e serious toyz). esteso (con più foto) e con le illustrazioni (15 pagine) di anastasia licandro e un fumetto realizzato da arjuna. presto vi mostrerò qualcosa in dettaglio.
sempre per la collana DM sto portando avanti l'albo con stefania e pamela... ecco alcune anteprime:

sono molto orgoglioso del lavoro che stanno facendo. non era facile costruire uno storytelling così minuzioso e dattagliato per questa interminabile sequenza (una cinquantina di pagine) di sesso e solamente di sesso. brave. per non parlare del loro lavoro manuale coi retini... splendido. dobbiamo solo trovare un titolo che però non sveli il finale...
e nel mentre continuo a portare avanti "interni"... qui sotto tre pagine prese quasi a casaccio fra le 27 già realizzate. eccole, nude e crude:

che poi, la sapete una cosa? è tutto il giorno che guardo questa jpg... questi aloni involontari, resi dalla pessima qualità della foto, sono davvero affascinanti. quasi quasi ripenso tutto in questo senso. è fantastico quando il caso fa la sua parte... è un po' come scoprire la penicillina nella muffa. o l'lsd nella segale cornuta, o... un insetto nella marmellata.

giovedì 10 luglio 2008

AUTOPRODUZIONE

oh...... era da tantissimo tempo che volevo autoprodurmi una cosa tutta mia. e........ sembra che questa volta, per lucca, uscirà. ho già il preventivo della tipografia e... tutto il resto. e niente telefonata del belotti, questa volta! lo farò da solo. qualche centinaio di copie. piccolo prezzo di copertina. nessun editore. nessun distributore. una cosetta che si potrà trovare alle fiere o ordinandola direttamente qui da me. la storia è quasi pronta... breve. o 32 o 48 pagine. vediamo. qui intanto ho postato alcuni studi dei personaggi... e qualche prova. nulla di definitivo. benissimo, torno a scrivere...
ah, scusate la pessima qualità delle immagini ma ho lo scanner con la febbre.

***15 luglio***
PRIME PAGINE DI "INTERNI"

piccola anteprima. piccola e ultima. altrimenti... cosa lo mando a fare in tipografia... ? però mi piaceva farvi leggere le prime pagine. magari beccate anche qualche errore di battitura...

lunedì 7 luglio 2008

SUL LETTINO - 1

- buongiovno, ausonia.
- buongiorno a lei.
- sta un po' meglio? la pvego... si sdvai puve. vuole un bicchiev d'acqua?
- mmh... ah, no, grazie. molto gentile.
- sta comodo?
- sì sì...
- mi hanno detto che viapve il suo blog.
- ma chi?
- sono felice che lo viapva. mi piaceva andavci, c'evano delle cose molto intevessanti.
- ma chi gliel'ha detto, scusi?
- allova è vevo. (ride)
- vabbeh...
- lo viapve?
- non lo so. cioè, penso di no.
- le manca?
- mi manca... e che cazzo è, una ragazza? non direi che mi manca.
- ... a pvoposito, come vanno le sue velazioni sentimentali? l'altva settimana mi pavlava di una vagazza... non vicovdo il nome. eppuve lo avevo segnato qui, da qualche pavte... mmh... mi scusi.
- non si preoccupi. in questo periodo un nome vale l'altro. davvero. non sono interessato a una relazione stabile. anzi, trovo l'argomento "ragazze"... abbastanza irrilevante.
- capisco. è passato quasi un mese da quando ha deciso di chiudeve il suo blog...
- non voglio parlare neanche di questo. l'argomento "blog" è ancora più irrilevante dell'argomento "ragazze".
- magavi... sono ivvilevanti solo in supevficie... appvofondendo, fovse...
- la prego... i blog sono scemenze. cose da non prendere troppo sul serio... puoi avere un blog, puoi non averlo. non cambia niente. poi... ho sempre avuto un rapporto conflittuale col blog. col mio, intendo. lo sa.
- lo so.
- è che... io non sono un politico.
- eh? cosa vuole dive?
- voglio dire: non sono alla ricerca del consenso. lo so che ci sono alcuni che lo sono... e che tengono dei blog giusto per accondiscendere il gusto del lettore medio... ma non io. mi piaceva solo l'idea di informare i lettori su quello che stavo facendo. sui nuovi progetti, tutto qui. mi sembrava interessante. ma...
- ma?
- ma poi... tutto diventa ingestibile. complicato... e io non ho molta pazienza.
- ingestibile.
- sì... insomma. a me non va di dare spiegazioni sul mio lavoro.
- posso chiedevle pevché?
- perché gliel'ho detto: io non sono un politico.
- si spieghi meglio. la pvego.
- credo... credo che dalle scelte che prende un autore e da quel che fa... non dipenda la vita di nessuno. se sbaglia un libro non è che poi i treni arrivano in ritardo. i treni arrivano in ritardo comunque. se smette di scrivere, gli ospedali continuano a funzionare male, ma a funzionare. se smette di andare alle fiere... i salari dei lavoratori restano bassi. capisce quello che voglio dire? io non devo giustificare le mie scelte creative. perchè certe scelte non le impongo a nessuno. e se quella serie di scelte che ho preso per fare un libro non convincono il lettore, il lettore non è obbligato a comprarlo. capisce cosa intendo?
- mmh.
- sì o no?
- più o meno.
- i lettori non sono elettori. non devi fare quello che ti chiedono, non devi sostenere le loro istanze. vede... per quanto cerchi di dare risposte a chi mi fa domande sul mio lavoro... credo di non dovergliele, certe spiegazioni. i fumetti che faccio... li considero buoni solo perché si sanno spiegare da soli. ecco. sì, mi piacerebbe che le persone non mi scambiassero per il loro amichetto... il loro confidente... perché sui blog, perlopiù, si tratta di rapporti fra estranei. fra sconosciuti. e io sono abbastanza lento ad aprirmi e forse non voglio neanche farlo. già scrivere e disegnare cose che poi se ne vanno in lungo e in largo per il paese... voglio dire... è già abbastanza stressante, no? quello è già un aprirsi. un aprirsi in modo totale.
- sì. cvedo di sì.
- dunque... per me accettare la pubblicazione di un mio lavoro, è una cosa già abbastanza violenta. l'esporsi su un blog, poi... a volte è devastante.
- pev i commenti che può viceveve?
- macché, no... per il fatto stesso che ti esponi. punto. già quell'atto è devastante. io non frequento molti blog. in genere... faccio altro. però certe cose mi colpiscono... non so. qualche giorno fa ho buttato un occhio su quello di igort. e mi piace molto il suo blog. perché mi piace lui. mi piace il suo lavoro, mi piacciono le cose che dice. però...
- pevò?
- ho letto questa cosa che ha scritto e... mi sono sentito quasi a disagio. perché era come se lo stessi spiando mentre si faceva la doccia, o mentre urinava, o... mentre era con la sua compagna disteso sul letto. nudo. guardi, gliela riporto testuale testuale: "di nuovo a parigi, con questo tempo incerto, autunnale, tanto diverso da quello sardo. prendo libri e disegni, leggo, vedo qualcuno e scrivo. scrivo tanto, anche se non quanto vorrei. parigi, tarda primavera. io vivo sospeso e sento i miei amici indaffarati. penso di disegnare questo o quello e poi mi risveglio con strane tachicardie. parigi, parigi".
- mi piace molto come scvive igovt. da l'impvessione di esseve uno in pace con se stesso... anche se ha le tachicavdie nottuvne, insomma... sembvano dolci tachicavdie. (sorride) quasi gliele invidio.
- ma... mi sono chiesto perché.
- pevché, cosa?
- perché lo ha scritto? voglio dire, è un testo così intimo e personale... così... poetico, anche. perché spogliarlo della sua natura per renderlo pubblico? non su un libro, e la cosa avrebbe pure un valore, ma... no, su un cazzo di blog. perché?
- beh, ausonia... lei ha fatto di peggio in questi due anni e mezzo. sul suo blog ho letto e visto cose... abbastanza, come dive...
- infatti. lo so. cercavo di cambattere la mia timidezza e... ma adesso certe cose mi... mi imbarazzano. ci dovrebbero essere cose che rimangono dentro di noi. credo. al massimo potrebbero essere ospitate fra le braccia degli amici più cari... ma...
- a volte ho l'impvessione che lei viva ancova nel novecento.
- oh... lei ha detto una cosa bellissima. davvero. perché il mio concetto di intimità è davvero molto...
- antico? obsoleto? supevato? movto?
- lei crede davvero che non ci sia più spazio per le solitudini? voglio dire...
- beh, sì. ma si è scelto il lavovo decisamente sbagliato, allova. uno dei più sbagliati. temo. è stato fovtunato a nasceve con le covde vocali attovcigliate. s'immagini se avesse avuto un talento pev il canto e fosse costvetto a fave concevti, a cantave davanti a migliaia di pevsone...
- orrore... credo che...
- lo so bene. avvebbe sicuvamente stoppato la sua cavvieva sul nasceve. ne sono sicuvo.
- sì. lo credo anch'io.
- quindi, cos'ha in mente?
- beh... cos'ho in mente dovrebbe essere lei a dirmelo, è o non è il mio analista? io... ho una grande...
- confusione?
- no... cioè... non più grande del solito, almeno...
- cosa, allova?
- una grande... non lo so. manca un cazzo di tassello. ecco. una roba che sicuramente c'è ma che non riesco a vedere. e... è una roba grande. sì. bella grossa.
- è gvossa ma non la vede.
- esatto. ma so che c'è. cioè... che non c'è. percepisco la sua assenza. e questo... mi rende...
- confuso.
- d'accordo. confuso. sì. ma... credo che decidere di tenere un blog derivi da una debolezza. ne sono convinto. una debolezza profonda. terribile. che ha a che fare con l'animo umano. non si tratta di narcisismo... no, è più una cosa che ha a che fare col bisogno di ricevere attenzioni... sguardi che si sommano a riempire un vuoto. una solitudine struggente. quasi penosa. e credo che ogni persona che apra un blog, al di là di quello che tratterà, lo faccia per assecondare la sua necessità di sentirsi meno sola. ecco. e questa cosa un po' mi fa incazzare. ma dall'altra... non so, c'è il bisogno di sentirsi esistenti... ed è quasi commovente, se ci pensa. alla fine credo sia una debolezza, sì. ma legittima. non stiamo passando un bel momento. nessuno di noi. siamo tutti più fragili e spaventati. perché lo sentiamo ciò che sta per arrivare. lo percepiamo tutti.
- quindi... questo significa che viapvivà il suo blog?
- no. non credo.
- io le suggevisco di favlo. le savebbe utile. cvedo che accettave di aveve cevte debolezze... sia fovmativo.
- boh. ho un caratteraccio. lo sa. finirei per mandare tutti al diavolo...
- lo ha già fatto più volte. cvedo che i suoi lettovi ovamai ci siano abituati alle sue sfuviate. ho letto una vecensione uscita in questi giovni di sevious toyz, tva le altve cose diceva: "ausonia fa della cvitica sociale un suo cavallo di battaglia, a costo di appavive schievato, noioso, puve vetovico. chi non ama la sua poetica, non avvà di che vicvedevsi. eppuve, a dispetto di questa monocovde vipvoposizione di tematiche, l'autove stupisce pev la fovza delle pvopvie idee. ogni pezzo del suo mevaviglioso puzzle bibliogvafico è sempve una vaffinata e sofisticatissima scopevta, l'espvessione viva e pvofonda di un autove inclassificabile, acuto, efficace, pieno di fantasia". e poi alla fine il vecensove concludeva dicendo: "se anche doveste odiave ausonia, date un'occhiata al cuvioso design del volume...", ecceteva, ecceteva. insomma... lo sanno tutti che lei ha un cavattevaccio.
- appunto. che senso avrebbe continuare? mi conosco. sono un insofferente cronico... ma lei... davvero legge comicus? il mio analista va su comicus... che roba...
- lei soffve di ciclotimia, ausonia. viene qui da me pev questo. è novmale che quando è in fase depvessiva detesti ciò che ha fatto, detto o scvitto nella fase ipomaniacale. e vicevevsa. e il blog è una sovta di taccuino in cui sono annotate queste cose. capisco bene che abbia un vappovto conflittuale con questo mezzo. pevché di fatto, è lì a vicovdavle le sue diffeventi fasi umovali. i suoi impvovvisi cambi d'umove. e questa vesta una cosa che ancova lei... maldigevisce di se stesso.
- mmh... sì. non rileggo mai le cose che ho scritto nei mesi precedenti.
- non faccio fatica a cvedevlo. mi dica... pvova imbavazzo anche a vileggeve i suoi libvi?
- no. mai. il libro è una cosa diversa... non è un cazzo di blog, non è una cosa improvvisata che tutti son capaci di fare. una storia è organizzata, filtrata dal tempo che occorre per la sua realizzazione. il libro ha una dignità specifica. profonda. ci vuole talento, sensibilità, cultura, un vissuto, e altre mille cose ancora. è una cosa difficile. impegnativa. faticosa. fin da bambino vedevo i libri come oggetti sacri, intuivo la complessità che risiedeva alla base del loro concepimento. le librerie e le biblioteche, per me, erano luoghi di preghiera.
- capisco.
- sì.
- adesso cosa pvova quando entva in una libvevia?
- è tutto diverso. adesso pubblicare una storia è diventato relativamente facile... per chiunque, non so. questa è l'era del "tutti possono fare qualsiasi cosa". quindi... le librerie sono come i supermercati. ci trovi ancora cose squisite... è vero. ma anche un sacco di cibo-spazzatura. sempre più abbondante e visibile. posto sugli scaffali migliori. così... e a me pare un abominio.
- mi è impossibile contvaddivla. questo è il tempo della cultuva "movdi e fuggi". tutto è pvodotto di consumo, l'avte... la lettevatuva, il cinema...
- mi dovrei rassegnare a questa cosa. lo so. e continuare a fare ciò che faccio consapevole che poi diventerà un prodotto da supermercato. qualche settimana fa ho visto p-hpc in feltrinelli. gli avevano appiccicato un bollino adesivo verde con su scritto "novità". ma si rende conto? novità... per me quello è un libro antico. è un libro nato nell'ultimo anno del novecento...
- dovvebbe impavave a distingueve e, susseguentemente, scindeve, la fase cveativa da quella commevciale o pvomozionale.
- oddio, non mi parli di promozione. mi è molto difficile. credo di aver cancellato questa parola dal mio vocabolario. lo sa... vivo questa cosa in modo penoso. non mi sono mai sentito un venditore.
- lei è molto vigido.
- credo che sia colpa di mio padre. la persona più onesta che abbia mai conosciuto. il suo senso etico mi ha...
- me ne ha sempve pavlato come di una figuva assente.
- sì. è vero. ma anche quel suo non esserci era... onesto. non voleva mentirmi. non aveva bisogno di me e non mi prendeva per il culo standomi fintamente addosso.
- mi pavli di una cosa piacevole che le è capitata in questa settimana.
- mmh... beh, sì, sono successe cose piacevoli... ricordo una cena, con mia sorella, ha scoperto che il suo ragazzo l'ha tradita più volte e... nonostante tutto, ne abbiamo riso per tutto il tempo. parlando dei luoghi comuni sugli uomini, soprattutto. è stato stranamente divertente. e poi... altre cose.
- vuole vaccontvmene un'altva? un altvo episodio...
- sì, il gatto dei vicini ha imparato a fare le fusa. io e alessio eravamo strafelici di questa cosa... perché non sapevamo mai se quel gatto fosse davvero felice, quando veniva a trovarci.
- capisco.
- ne vuole sapere un'altra? ho avuto dei dolori al fegato... pensavo che stesse per venirmi una colica. bene... la sera mi sono ingozzato di grassissimo e untuosissimo e frittissimo cibo cinese. così, giusto per far capire al mio fegato che avrebbe dovuto lasciarmi in pace, che non era lui a comandare... ho bevuto anche molti alcolici nei giorni seguenti. e la sa una cosa? ho vinto. il mio fegato si è rassegnato. non fa più male.
- ha imposto la sua volontà. molto bene. ova pevò le consiglio una dieta più equilibvata.
- non mi chiede di raccontarle anche un episodio spiacevole... o che mi ha inquietato?
- vada pev l'episodio inquietante, allova.
- dove vivo adesso, un paesino di poche migliaia di anime circondato dal verde, hanno appena aperto un ristorante. lo hanno chiamato vallechiara. ieri sera io e alessio abbiamo deciso di provarlo. era una bella serata, con tanta gente del posto felice di ritrovarsi a tavola dopo una giornata estiva, nell'unico ristorantino della zona. bevevano vino, scherzavano, parlavano... mangiavano. c'erano bambini che ridevano, nonni, cameriere... una roba tranquillissima, insomma. abbastanza banale, anche. all'improvviso il suono disturbante e acutissimo di un'ambulanza. sulla strada. che passa veloce. ecco... arriva il silenzio all'improvviso, sulle bocche di tutti. e tutti che alzano lo sguardo dal piatto e lo portano alla strada. ho visto decine di facce cambiare espressione. trasfigurarsi al suono della sirena. avrebbe dovuto vedere quelle facce. davvero. avevano tutte la stessa espressione, quasi fossero un'intelligenza collettiva... che ha fiutato la morte. il pericolo. la malattia. l'angoscia. come un branco di gnù che hanno avvistato le iene. è durato tutto cinque secondi, al massimo. i bambini hanno ripreso a sorridere, gli adulti a parlare e a bere vino. così. la normalità che torna normalità dopo un'interruzione brevissima.
- questo l'ha distuvbata?
provo sempre una forte iquietudine davanti agli atteggiamenti collettivi. alle reazioni condivise... mi fanno vedere le persone come una cosa sola. è davvero inquietante. come i cori allo stadio, quelle migliaia di voci che diventano una sola voce, profonda, complessa... puoi quasi darle una faccia, a quella voce. cosa... cosa sta scrivendo, scusi?
- segno le cose sul mio taccuino.
- ...
- è novmale. senta... tempo fa mi aveva pavlato anche di quella pvoposta fattale da mondadovi... sembvava una cosa intevessante. siete ancova in tvattative?
- guardi... le racconto questa cosa che mi è capitata. una cosa che le farà capire quanto io sia fuori da certe logiche di "consenso", di "potere" o di altro. giusto per farle capire come sono fatto. avevo ricevuto delle belle proposte lavorative da mondadori. ero in trattativa per farne alcune. è vero. andava tutto a gonfie vele. poi una notte ho fatto un sogno. ero in una nave di pirati, nella stiva, e c'era il classico tesoro. un baule pieno di monete d'oro rubate chissà a chi. tantissime. la stiva era rischiarata da tutto quel brillare. ho chiuso lo scrigno e ho visto che sul coperchio c'era una scritta in metallo arrugginito: "immondadori". immonda di ori. al risveglio ho pensato alla figlia di berlusconi. a marina. al fatto che non la volevo come datrice del mio lavoro. e ho deciso in un lampo di non lavorare per quella struttura editoriale. a differenza del disubbidientissimo luca casarini o di d'alema. o di tanti altri... ecco. gliel'ho detto. è sicuramente colpa di mio padre... del senso etico che mi ha trasmesso.
- non ha pensato minimamente che un po' di quei dobloni d'ovo le avvebbevo fatto comodo?
- certo che c'ho pensato. cosa crede... ma poi... a questa cosa... si è sovrapposta quella tremenda faccia a culo di marina berlusconi... ed è svanito tutto. se n'è andato qualsiasi tipo di interesse per quei soldi e per quel lavoro.
- cosa le hanno detto?
- in mondadori? niente. non mi sono fatto più sentire. e mi dispiace, perché erano stati davvero gentilissimi. quasi amorosi. ma sono semplicemente scomparso. puff! volatilizzato.
- capisco.
- tutto qui.
- la sua non savà un'esistenza facile.
- credo di no. di fatto non è facile neanche nel presente.
- se dovesse viapvive il blog...
- ancora?
- ... che colovi gli davebbe?
- senta...
- avanti, lo pvenda come se fosse un gioco!
- allora perché usa il condizionale? in realtà, pensa che non lo sia...
- io cvedo che lei viapvivà il suo blog.
- si sbaglia.
- d'accovdo.
- ...
- ...
- credo che questa volta lo farei tutto nero. comunque molto scuro.
- a lutto?
- in un certo senso, sì... potrebbe essere il funerale della mia intimità. ecco. o più probabilmente... quello dell'intimità in generale. di tutti.
- cevto... sempve meglio espandeve i concetti. intevessante. poi? altvi elementi?
- l'header lo costruirei in modo che mi ricordasse lo stile architettonico delle scuole d'arte che ho frequentato: antichi palazzi storici di fine ottocento... decadenti, sì, ma pieni di storia e di vibrazioni interessanti. da iconoclasta... riconosco però a quel tipo di ambiente, un potere formativo. classico. che ti fornisce gli insegnamenti utili per la decodifica dell'arte e gli strumenti necessari per apprendere certi rudimenti tecnici e teorici che poi, col tempo, puoi anche rinnegare o addirittura distruggere, se vuoi. ma credo che devi averli. e molti artisti contemporanei, purtroppo... ne sono sprovvisti. e quindi sono iconoclasti della domenica. nemici di convenzioni che non conoscono minimamente.
- bene. una sovta di: "io vengo da lì", da un ambiente che potvemmo definive quasi... veazionavio.
- sì. in un certo senso, sì. l'accademia è sicuramente un'istituzione reazionaria. una sorta di culla che però è anche utero, cosa generatrice di lotte...
- altvi elementi?
- mi piacerebbe dividere la homepage su tre colonne, anziché le solite due di blogger. userei la prima a sinistra per le informazioni personali, quella centrale per parlare del mio lavoro e la terza a destra per parlare di cose esterne. cose che vengono da altri luoghi. o da altre teste.
- capisco. ci savanno dei simboli in pavticolave?
- almeno due, credo. un teschio e una melagrana. il teschio è il simbolo della morte. ovvio. la melagrana è simbolo di fertilità, in questo caso creativa... io ho sempre visto la melagrana come simbolo di rinascita.
- guavdi, ausonia... le leggo questa cosa, le va?
- certo.
- dice: "molti popoli antichi conoscevano la melagvana ed attvibuivano ad essa molteplici simbologie, utilizzandola pev viti, mistevi ed occulte iniziazioni. il significato pvincipale e comune a quasi tutti, eva quello della fevtilità, della fecondità e della discendenza numevosa. in afvica ancova oggi il fvutto è il simbolo della fecondità matevna, in India le donne stevili ne bevono il succo. anche nel mondo ovientale la melagvana vappvesentava abbondanza, fevtilità e fecondità. in cina eva considevato il simbolo della postevità, in vietnam un’antica leggenda navva di una melagvana che, apvendosi, lascia uscive cento bambini. ma a un ossevvatove attento non può sfuggive la necessità di un ulteviove appvofondimento, tanto più che in alcuni viti egizi pave si utilizzassevo i fvutti ed i semi della melagvana, nelle cevimonie funebvi ed i simboli del fvutto sono stati vinvenuti in tombe visalenti a 2500 anni pvima l’eva volgave ed anche nella tomba di vamses IV".
- di chi?
- vamses IV.
- ...
- vamses, con la evve.
- ah. sì, certo. mi scusi.
- "inoltve nella mitologia gveca, tvoviamo, tvamandatoci da apollodovo di atene (II sec. a.c.), una stovia velativa a kove...", kove, con la evve.
- ok. kore.
- pevfetto. "... figlia di demetva (la vomana ceveve),".
- cerere. sì.
- "e quindi divinità velative all’agvicoltuva, alla coltivazione del gvano, in cui si identificano i chicchi della melagvana come "il cibo dei movti" tant’è che kove, pev avevne mangiati sette gvanuli, si attivò l’iva di zeus e fu condannata agli infevi col titolo di pevsefone. è da questa appavente contvaddizione fva la melagvana simbolo di fevtilità ed allo stesso tempo e nella stessa mitologia simbolo di movte, ne emevge quindi un nuovo concetto, quello della dualità e del conflitto fva il covaggio e la pauva, fva il bene ed il male, fva la vita e la movte".
- è proprio questa dualità che m'interessa. ma forse il suo essere anche simbolo di morte va inteso come simbolo di rinascita, si veda la simbologia della tredicesima lama dei tarocchi anglosassoni... quindi non è quasi una dualità. anzi. "fertilità e rinascita"... non può certo dirsi un ossimoro.
- è pvobabile che abbia vagione. del vesto in ogni cultuva la movte è vista solo come limite della vita e inizio di una nuova confovmazione spivituale...
- esattamente.
- ma nel suo caso... pevché questi due simboli?
- perché per me sono due cose amiche, teschio e melagrana. si rafforzano a vicenda. si sposano bene. e... credo che la morte e la rinascita siano alla base del mio lavoro. che ogni volta è diverso. è un ricominciare da zero. sempre. e implica una conformazione spirituale diversa. che poi si traduce in un approccio nuovo a ogni cosa che faccio.
- capisco. mi sembra una cosa sensata.
- bene.
- non cvede che tutti questi elementi, anche se simbolicamente divevsi e da lei spiegati, davanno al suo blog un senso di pesantezza abbastanza lugubve? insomma, sembvevà una cappella movtuavia... le fondamenta mavcescenti di un cimitevo... una cvipta pev necvofili...
- ma nooo... si figuri. in ogni caso dovrei chiedere aiuto ad anastasia... io non ci capisco nulla in programmazione. non saprei da che parte iniziare.
- capivsco. sta lavovando a qualcosa in questi giovni?
- sì. a un sacco di cose... ma lo faccio male.
- male.
- l'estate non è la stagione giusta, per me, per pensare. mi perdo continuamente in cose di poco conto. ma per settembre devo finire almeno due libri, due libri che sto facendo in collaborazione con altri artisti... e questa cosa mi piace molto. mi sta sbloccando tante cose... dentro. pensare al bene comune, è...
- vigenevante?
- sì. in un certo senso. sì. e poi è davvero bello parlare al telefono con qualcuno del libro che stai facendo... perché questo qualcuno lo sta facendo con te. è come fare l'amore. è divertente.
BIP! BIP!
- ecco... il nostvo tempo è scaduto.
- ah.
- ci vediamo la pvossima settimana...
- s-sì.
- l'accompagno alla povta. venga...
- grazie.
- benissimo. allova, cavo ausonia... ci vediamo sulle pagine di bloggev.
- cosa?
- si vipavte col blog. si viapve.
- ma certo che no! guardi, neanche morto.
- ah... mi scusi, un'ultima cosa...
- mi dica.
- e quale savebbe il suo pvimo post? su cosa? su quale avgomento?
- beh... sarebbe proprio sulla cerimonia funebre della mia intimità. potrei riportare questa nostra chiacchierata, ad esempio.
- cevto, geniale! cosa c'è di più intimo di una chiacchievata col pvopvio analista. pevfetto! e... e che immagine usevebbe? una foto di cosa?
- userei una foto delle mie mani. quando sono sdraiato sul suo lettino. che sembrano tanto le mani di un cadavere in una bara. non trova?
- oooh... gvandioso! allova...
- allora, niente. se lo scordi. non lo farò.