sabato 23 maggio 2009

RAZZISMO DEL TERZO TIPO

[olio su tela - 30 x 40 cm]

PARLA COME MANGI, STREGA!
[acrilico su tela - 30 x 40 cm]

«la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza» (1984 - george orwell)

del resto le nostre missioni di guerra sono improvvisamente diventate missioni di pace e il concetto di libertà espresso dai nostri governanti inneggia alla schiavitù (non solo in senso mediatico) di un popolo che non ha più nessun controllo o potere sulle istituzioni, derubato anche del misero voto di preferenza. "l'ignoranza è forza" potrebbe essere lo slogan della gelmini. senza ombra di dubbio. nella nostra reale società distopica anche l'idea di istituire classi separate per gli studenti stranieri nella scuola pubblica sembrava, qualche mese fa, un buon modo per rivendicare i principi totalitaristici di stampo razziale di questo governo. in quel caso lo strillone divenne, inesorabilmente: "separare per unire". e non è una battuta, lo hanno detto davvero. di fatto rientra appieno nella logica tutta ossimorica del politichese italiota del ventunesimo secolo... che unisce a tutto questo espressioni politicamente corrette e devastanti come "diversamente abile" che fu "disabile" che fu "handicappato" che fu "storpio", "idiota", "mostro", "scherzo della natura", "scemo del villaggio" e così via. il cieco è oggi un "non vedente". lo spazzino è un "operatore ecologico". un inceneritore è un "termovalorizzatore". i neri, che furono negri, oggi sono "di colore". invenzioni linguistiche scoperte dalla pubblicità da decenni e che prendono spunto dall'inganno che spesso sta dietro a ogni réclame. le chewingum ti fanno cariare i denti? no, hanno il fluoro e lo xilitolo e puoi anche smettere di usare quel vetusto spazzolino. i detersivi e i saponi per i piatti irritano la tua pelle? no, sono vere e proprie creme di bellezza all'aloe-vera-gel. cazzate. come le acque della salute zeppe di piombo, mercurio e altri metalli pesanti fortemente cancerogeni e le sane e naturali merendine confezionate al ripieno di estrogeni.
all'inizio fu la suina poi diventata febbre suina o influenza suina, ma sembrò inglorioso morire per colpa dei maiali, e decisero che era semplicemente "la messicana". ma i messicani s'incazzarono fortemente: "noi non siamo gli untori del mondo!", e in pochi giorni gli organi di informazione presero a usare il termine scientifico: influenza a/h1n1. semplice. ma nessuno riusciva a ricordarsi questa benedetta sigla. e allora qualcuno all'oms disse: questa è "la nuova influenza". un genio, non c'è che dire. ma evidentemente per i giornalisti era un termine troppo poco allarmistico. e gli si aggiunse un "umana". nuova influenza umana. sembrava un po' più minacciosa così. anche se poi è come dire "l'ennesima influenza di sempre". e tutto questo in meno di un mese.
per arrivare a noi: chi faceva fumetto d'autore è diventato "autore unico" (ora ditemi: dove sta il motivo di cambiare una definizione per un'altra identica, ma più brutta?). chi faceva fumetti ora fa graphic novel. romanzi grafici e romanzi a fumetti. o libri a fumetti. chi faceva fumetto popolare ora si dice faccia fumetto seriale. tanto nel sentire comune, nella percezione dell'italiano medio, qui, nella distopica penisola, chi fa fumetti è "lo scemo del villaggio" e chi fa graphic novel è "il diversamente abile". uno scontro tra titani, insomma. e allora rassegnamoci, dai.

mercoledì 13 maggio 2009

PD? PDL? PDF!

da oggi è possibile scaricare il pdf del primo volume di INTERNI (13.6 mb), basta cliccare sul link presente qui sulla colonnina di destra. a settembre inserirò anche le pagine inedite che ho realizzato per la versione francese edita da métamorphose, promesso. [un grazie a anastasia licandro che con amore si è presa la briga di sistemare il tutto con la solita meticolosità e pazienza.]

martedì 5 maggio 2009

AH... MA IO HO UN BLOG?

in questi giorni me ne stavo quasi dimenticando. ma ci sono. sono vivo. e di buon umore. quindi saluto chi è passato di qui e ha lasciato messaggi vari. sto bene. solo un po' dissociato dalla realtà esterna e chiuso in casa a disegnare, tapparelle abbassate e una debole luce a illuminare la scrivania. fuori c'è il sole e qui sembra di stare in una specie di cripta. in aprile ho disegnato quasi settanta pagine di interni... dico solo questo. se non fosse per il mio lavoretto d'insegnante, che mi costringe fortunatamente a mettere il muso fuori, qualcuno avrebbe potuto pensare che fossi morto. sapete, un po' come capita a quei vecchietti soli che muoiono in casa e che poi vengono trovati mesi dopo in un avanzato stato di decomposizione. comunque... vorrei approfittare di questo spazio per ringraziare alan altieri, perché in due anni di telefonate, solo ora capisco che ha avuto molta pazienza con me e mi ha fatto quasi da balia. sì, insomma... non solo ha assecondato ogni mio capriccio da artista indipendente e (esageratamente) ottuso... ma, con costanza, ha saputo anche farmi uscire da certi loop mentali e guardare le cose da altre prospettive. forse non si è neanche accorto di avermi aiutato... un po' come capita a quei padri buoni che hanno un figlio (insopportabilmente) cocciuto. così lui mi chiamava per propormi dei lavori e io lo tediavo raccontandogli i miei incubi notturni. gli parlavo di pirati, dobloni d'oro, mafia, sensi di colpa... e lui ascoltava, rideva, mi diceva cose sagge. tipo: guarda che gomorra di saviano lo abbiamo pubblicato noi. e alla fine comunque non se ne faceva nulla. come se non avessi bisogno di soldi. come se non avessi i tipografi alle calcagna. come se vivessi su marte. ecco, alan mi ha ricordato, senza volerlo, che vivo su questo pianeta. si chiama terra, no? (ho trentasei anni, devo arrendermi a chiamare le cose col loro vero nome, e il mio pianeta si chiama terra) e a capire che qui se vuoi continuare a soprav-vivere devi toglierti l'idea di rimanere pulito pulito. come un angioletto del cazzo. che poi, detto tra di noi... gli angioletti del cazzo mi sono anche sempre stati sulle palle. vabbeh, non volevo fare un post criptico, giuro. ma tutte queste parole erano solo per dire che mi sento di essere maturato un po'.